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La storia

Edificate tra il 1885 e il 1895, le Officine Grandi Riparazioni rappresentano una testimonianza particolarmente significativa dei primordi dello sviluppo industriale di Torino, cominciato a pochi anni dall’unificazione nazionale.

Costruite in un momento di forte sviluppo delle reti infrastrutturali di un Paese finalmente unito e votato a entrare in concorrenza con le più forti economie europee, le Officine Grandi Riparazioni sono concepite per essere un centro di avanguardia nella revisione e riparazione di locomotive e carrozze ferroviarie. Un elemento funzionale al potenziamento degli scambi di prodotti industriali e di materie prime da e per Torino, una premessa indispensabile alla trasformazione della città in un grande polo industriale. Una significativa conferma di questa vocazione ci viene dalle dimensioni del complesso. Le Officine Grandi Riparazioni, posizionate lungo la ferrovia che collega Torino a Milano, occupano un’area immensa (190 000 metri quadrati), all’interno della quale vengono innalzate gigantesche costruzioni dall’architettura austera ma pregevole, somiglianti per struttura a delle imponenti cattedrali moderne, con navate lunghe fino a 200 metri. Ma è il posizionamento stesso degli stabilimenti a denunciare la presenza di un piano complessivo di espansione.
Le Officine, infatti, appartengono a un più vasto complesso di edifici, tutti collocati alla periferia ovest della cinta daziaria del 1853, con i quali formano la zona che in quegli anni viene detta dei “grandi servizi”. Ne fanno parte, tra gli altri, le Carceri Nuove, edificate tra il 1862 e il 1870, il Mattatoio Civico, iniziato nel 1866, il Mercato del bestiame, risalente al 1870-71, e i cosiddetti Casotti daziari, innalzati nel 1869. Strutture imponenti e pensate non singolarmente, ma nel loro complesso, in vista di un successivo sviluppo della città, tanto dal punto di vista economico che demografico.
Molto tempo è passato e le strutture che formavano l’area “grandi servizi” sono in larga misura scomparse in seguito a fasi successive dell’evoluzione della città e delle sue esigenze. Una parte dell’area storica delle Officine Grandi Riparazioni, in particolare, è ora occupata dal raddoppio del Politecnico e dalla cosiddetta cittadella politecnica. Sopravvive però, accanto alle Carceri nuove (anch’esse in via di ridestinazione), il corpo principale delle Officine, con i padiglioni di Montaggio, Torneria, Fucine, in disuso dall’inizio degli anni ’70 ma dall’aspetto ancora solenne, soprattutto nel caso dello stabilimento che, per la sua imponenza viene denominato “duomo”.

Generazione dopo generazione, le Officine Grandi Riparazioni sono state testimoni del lavoro di migliaia e migliaia operai: una manodopera iper-specializzata e consapevole di appartenere a un’élite di artigiani di primissimo ordine, portatori, come le vecchie corporazioni di arti e mestieri, di conoscenze rare e complesse. Nelle Officine, infatti, si doveva far fronte a ogni incombenza: dalla riparazione di motori e camere di pressione alla curvatura e saldatura di lamiere, dall’allestimento degli “scheletri” delle carrozze, in gran parte in legno, alla lavorazione degli arredi. L’essere ammessi a svolgere alcune mansioni, come quella di pannellista, costituiva il riconoscimento ufficiale di un’eccezionale capacità, un titolo di merito che si traduceva nel rispetto e nell’ammirazione di tutti gli operai. La selezione del personale, del resto, era severissima in ogni reparto. Al momento dell’assunzione definitiva, ciascun aspirante doveva esibire il suo “capolavoro”, un manufatto industriale – un modello, un ingranaggio – che presentasse caratteristiche di altissima precisione.
Fallire il compito significava essere esclusi dal numero dei dipendenti delle Officine. Certamente significativo è l’impatto che le Officine Grandi Riparazioni e l’area “grandi servizi” avrebbero avuto sugli sviluppi successivi del tessuto urbano e sulla storia stessa della città. Una delle caratteristiche delle maestranze delle Officine, in effetti, fu la fortissima politicizzazione e sindacalizzazione, che fece del complesso industriale uno dei luoghi in cui più velocemente si diffuse l’idea, allora nuova, del socialismo. Al momento della loro nascita, come si è detto, le Officine Grandi Riparazioni si trovavano a ridosso del confine occidentale della cinta daziaria tracciata nel 1853. Con il posizionamento in quell’area di stabilimenti tanto grandi, si creò l’esigenza di nuove case, situate nelle immediate vicinanze delle Officine. Si ponevano le basi per lo sviluppo del quartiere di Borgo San Paolo, uno dei grandi quartieri operai cittadini: quello che maggiormente, assieme al Lingotto e a Mirafiori, sorti più tardi intorno ai grandi stabilimenti Fiat, saprà segnare la storia del movimento operaio torinese.

Gli abitanti del quartiere San Paolo, infatti, saranno tra i protagonisti degli scioperi dell’agosto 1917, durante le ore terribili del primo conflitto mondiale, e poco più tardi, nell’estate 1920, parteciperanno all’occupazione e autogestione delle fabbriche, un vero e proprio esperimento di rivoluzione socialista in Italia. Da Borgo San Paolo, tra l’altro, grazie soprattutto all’influenza politica che il giovane Antonio Gramsci seppe esercitare sugli operai del quartiere, sarebbe venuta una parte significativa delle primissime adesioni al Partito comunista d’Italia, nato a Livorno nel 1921, che vi avrebbe trovato una delle sue roccaforti anche sotto il regime fascista. Gli operai di Borgo San Paolo, inoltre, avrebbero dato un contributo importantissimo nella Resistenza al nazifascismo.

http://www.officinegrandiriparazioni.it/storia/
 

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Dopo la fine dei festeggiamenti del 2011, il complesso sarà sottoposto ad un profondo cantiere di restauro e ristrutturazione in modo da poter essere usato per metà come polo di innovazione (affidato al contiguo Politecnico) e per metà come polo di produzione culturale.

I cantieri prevedono un investimento di 180 milioni di euro, interamente finanziati da privati e i lavori dovrebbero concludersi nel 2015.
 

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Parte dalle nuove Ogr
la Torino del futuro


Un grande polo culturale e di
ricerca collegato al Politecnico
Troveranno spazio 900 ingegneri
e un indotto di 200 persone
emanuela minucci
torino

«Mi spiace solo una cosa: che quando questo meraviglioso progetto sarà terminato io ci potrò passare soltanto davanti con i nipotini...». Si concede un po’ di ironia da sindaco pensionando Sergio Chiamparino, davanti alla platea delle conferenze stampa che contano, per una delle ultime conferenze stampa che contano davvero di questi ultimi dieci anni.

La notizia, spiega il primo cittadino guardando dritto negli occhi prima l’assessore all’Urbanistica Mario Viano, poi il rettore del Politecnico Francesco Profumo, «è di quelle destinate a cambiare il volto non solo della Spina 2, ma dell’intera città e ci lavoriamo da quando sono finite le Olimpiadi». Attorno al suo tavolo gli artefici, insieme con il Comune, dell’operazione, ovvero i vertici della Fondazione Crt, dal presidente Andrea Comba al segretario generale Angelo Miglietta.

La Fondazione investirà la cifra record di 180 milioni di euro per il piano di rilancio delle ex Officine Grandi Riparazioni, quella meravigliosa cattedrale postindustriale in cui a fine ‘800 i primi treni che attraversavano la città subivano la messa a punto. Bene, quell’area che ora è il cuore pulsante dei festeggiamenti del 2011 si prepara a vivere una metamorfosi completa. Per metà dedicata alla ricerca scientifica (collegata al Politecnico) dove troveranno spazio 900 ingegneri e informatici e un indotto di 300 persone, per l’altra metà polo culturale.

«Una cittadella in sè completa - come ha spiegato il sindaco - dove, teoricamente, uno studente potrebbe entrare al mattino per fare lezione, lavorare in un’azienda nel pomeriggio, godersi una collezione al museo in prima serata e concludere la giornata cenando con gli amici». L’apertura di questa meraviglia (intoppi permettendo) è prevista in contemporanea con l’Expo 2015. Un grande polo culturale, universitario, di ricerca, insomma, con un ampio spazio per un centro congressi, che ospitera eventi internazionali. È questo, ma non solo, il «Progetto Ogr», ossia il suo piano di rilancio e valorizzazione delle ex Officine Grandi Riparazioni di Torino, realizzato dalla Fondazione Crt, che sarà pronto in contemporanea con l’avvio dell’Expo 2015.

«È un momento storico per la vita della Fondazione Crt - ha sottolineato il presidente Andrea Comba - questo progetto, il più importante nella storia della nostra istituzione, sancisce e fa propria la filosofia di «venture philanthropy», che privilegia la nascita di fondazioni patrimonializzate in grado di rendersi indipendenti e capaci di camminare sulle proprie gambe». E ancora, per Angelo Miglietta, segretario Generale della Fondazione Crt «il progetto Ogr rappresenta un passo fondamentale per rafforzare l’identità di Torino come luogo di sperimentazione, produzione ed esposizione nell’ambito delle culture moderne e contemporanee. Ogr dovrà progettare, produrre e comunicare conoscenza pubblica attraverso modalità inclusive, in un mix di cultura e scienza che si concretizza nella valorizzazione della creatività».

E ha aggiunto: «È sbagliato concepire le Fondazioni come una sorta di bancomat, se però si ha la capacità di far sì che il denaro che hanno a disposizione sia usato in in una prospettiva progettuale, di costruzione, può portare a realizzazioni durature nel tempo». «Stiamo aspettando - ha detto, a questo proposito, il vice presidente della Fondazione Giovanni Quaglia - che le Ferrovie ci inviino la documentazione necessaria. Tempo qualche settimana e crediamo di poter fare i successivi passi necessari».

Tre le macroaree su cui si svilupperà il progetto: il braccio nord delle Ogr ospiterà la cultura moderna e contemporanea, l’asse sud sarà lo spazio dedicato alle attività di ricerca scientifica, in partnership con il Politecnico, dove troveranno spazio 900 ingegneri ed informatici ed un indotto di 200 persone e, nell’area Westinghouse (che è stata ceduta per 10 milioni di euro dal Comune) dove è previsto un centro congressi internazionale che, a pieno regime, dovrebbe garantire 150 mila presenze l’anno e un indotto di trecento persone.

tratto da la stampa http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/economia/articolo/lstp/390018/
 

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Parte dalle nuove Ogr la Torino del futuro

Un grande polo culturale e di ricerca collegato al Politecnico

Troveranno spazio 900 ingegneri e un indotto di 200 persone

EMANUELA MINUCCI
TORINO
«Mi spiace solo una cosa: che quando questo meraviglioso progetto sarà terminato io ci potrò passare soltanto davanti con i nipotini...». Si concede un po’ di ironia da sindaco pensionando Sergio Chiamparino, davanti alla platea delle conferenze stampa che contano, per una delle ultime conferenze stampa che contano davvero di questi ultimi dieci anni.

La notizia, spiega il primo cittadino guardando dritto negli occhi prima l’assessore all’Urbanistica Mario Viano, poi il rettore del Politecnico Francesco Profumo, «è di quelle destinate a cambiare il volto non solo della Spina 2, ma dell’intera città e ci lavoriamo da quando sono finite le Olimpiadi». Attorno al suo tavolo gli artefici, insieme con il Comune, dell’operazione, ovvero i vertici della Fondazione Crt, dal presidente Andrea Comba al segretario generale Angelo Miglietta.

La Fondazione investirà la cifra record di 180 milioni di euro per il piano di rilancio delle ex Officine Grandi Riparazioni, quella meravigliosa cattedrale postindustriale in cui a fine ‘800 i primi treni che attraversavano la città subivano la messa a punto. Bene, quell’area che ora è il cuore pulsante dei festeggiamenti del 2011 si prepara a vivere una metamorfosi completa. Per metà dedicata alla ricerca scientifica (collegata al Politecnico) dove troveranno spazio 900 ingegneri e informatici e un indotto di 300 persone, per l’altra metà polo culturale.

«Una cittadella in sè completa - come ha spiegato il sindaco - dove, teoricamente, uno studente potrebbe entrare al mattino per fare lezione, lavorare in un’azienda nel pomeriggio, godersi una collezione al museo in prima serata e concludere la giornata cenando con gli amici». L’apertura di questa meraviglia (intoppi permettendo) è prevista in contemporanea con l’Expo 2015. Un grande polo culturale, universitario, di ricerca, insomma, con un ampio spazio per un centro congressi, che ospitera eventi internazionali. È questo, ma non solo, il «Progetto Ogr», ossia il suo piano di rilancio e valorizzazione delle ex Officine Grandi Riparazioni di Torino, realizzato dalla Fondazione Crt, che sarà pronto in contemporanea con l’avvio dell’Expo 2015.

«È un momento storico per la vita della Fondazione Crt - ha sottolineato il presidente Andrea Comba - questo progetto, il più importante nella storia della nostra istituzione, sancisce e fa propria la filosofia di «venture philanthropy», che privilegia la nascita di fondazioni patrimonializzate in grado di rendersi indipendenti e capaci di camminare sulle proprie gambe». E ancora, per Angelo Miglietta, segretario Generale della Fondazione Crt «il progetto Ogr rappresenta un passo fondamentale per rafforzare l’identità di Torino come luogo di sperimentazione, produzione ed esposizione nell’ambito delle culture moderne e contemporanee. Ogr dovrà progettare, produrre e comunicare conoscenza pubblica attraverso modalità inclusive, in un mix di cultura e scienza che si concretizza nella valorizzazione della creatività».

E ha aggiunto: «È sbagliato concepire le Fondazioni come una sorta di bancomat, se però si ha la capacità di far sì che il denaro che hanno a disposizione sia usato in in una prospettiva progettuale, di costruzione, può portare a realizzazioni durature nel tempo». «Stiamo aspettando - ha detto, a questo proposito, il vice presidente della Fondazione Giovanni Quaglia - che le Ferrovie ci inviino la documentazione necessaria. Tempo qualche settimana e crediamo di poter fare i successivi passi necessari».

Tre le macroaree su cui si svilupperà il progetto: il braccio nord delle Ogr ospiterà la cultura moderna e contemporanea, l’asse sud sarà lo spazio dedicato alle attività di ricerca scientifica, in partnership con il Politecnico, dove troveranno spazio 900 ingegneri ed informatici ed un indotto di 200 persone e, nell’area Westinghouse (che è stata ceduta per 10 milioni di euro dal Comune) dove è previsto un centro congressi internazionale che, a pieno regime, dovrebbe garantire 150 mila presenze l’anno e un indotto di trecento persone.

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/economia/articolo/lstp/390018/
 

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Miglietta: "Per la cultura nulla sarà più come prima"

LETIZIA TORTELLO
TORINO
Angelo Miglietta, segretario generale della Fondazione Crt, in che modo le Ogr diventeranno la prima cittadella della creatività applicata in Italia?
«Abbiamo l’ambizione di lanciare una sfida al modo tradizionale di gestire la cultura. Le Ogr saranno il passo fondamentale per rafforzare l’identità di Torino come luogo di sperimentazione, produzione ed esposizione nell’ambito della contemporaneità.

Che cosa ospiteranno in concreto?
«Una manica accoglierà a rotazione creativi, designer e grandi nomi del teatro, del cinema, della letteratura nazionali e internazionali. Gli artisti useranno i nostri spazi e la tecnologia messa a disposizione per creare progetti nuovi. In un’ottica di interdisciplinarietà».

Chi gestirà il programma culturale?
«Cinque curatori che cambieranno ogni due anni saranno i responsabili delle cinque aree: produzione letteraria, produzione video, arti performative, musica, scienza e nuove tecnologie. I creativi resteranno a Torino come residenti dai sei mesi a un anno per lavorare e interagire con il pubblico e la città».

Nella seconda manica delle Ogr, quella dedicata alla ricerca, che cosa accadrà?
«Saranno spazi gestiti in collaborazione con il Politecnico. Lì risiederanno le aziende impegnate nell’innovazione. Nel 2015 il polo di corso Castelfidardo sarà capace di impiegare 900 ingegneri, più un indotto di 300 persone. Una seconda Mirafiori in piccolo. Queste realtà saranno messe in stretto dialogo con la parte culturale, in modo da creare sinergie inedite e generare risorse economiche. La terza parte sarà un’agorà dedicata al loisir: una vetrina delle eccellenze gastronomiche di tutte le regioni d’Italia, in particolare piemontesi».

Come si mantiene economicamente un progetto così ambizioso?
«In modo totalmente autosufficiente. Non chiederemo un euro di contributi pubblici per le spese di gestione. E’ questa la scommessa: camminare con le nostre gambe e costituire una fondazione patrimonializzata».

Che cosa significa?
«La Fondazione Ogr-Crt, che nascerà formalmente tra un mese, sarà dotata di un patrimonio indisponibile di 80 milioni di euro. Attraverso le rendite, circa 4 milioni di euro l’anno (a cui si aggiungeranno le risorse provenienti dalle attività culturali) avremo i soldi per finanziare le borse di studio di artisti e creativi, i concerti, gli spettacoli, le esposizioni e i progetti nati in sinergia tra le arti. Torino deve diventare un’alternativa competitiva, non un’ancella di Milano e di altre realtà internazionali».

Il futuro culturale della città sarà sempre più in mano a fondazioni private?
«Se il mantra del momento è che non ci sono più soldi, noi invertiamo la tendenza. Interrompiamo la logica dell’assistenzialismo e trasformiamo la produzione intellettuale in motore economico. Innovazione, ricerca e produttività al servizio dell’arte: ecco il modello sostenibile».

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cultura/articolo/lstp/390057/
 

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Torino è elettronica!!
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EX OGR. LA GIUNTA APPROVA LA CONVENZIONE TRA IL COMUNE E LA FONDAZIONE CRT
Questa mattina, su proposta dell’assessore all’urbanistica Mario Viano, la Giunta comunale ha approvato la convenzione tra la Città di Torino e la Fondazione Crt relativa all’edificio ad H delle ex Officine Grandi Riparazioni.

Il documento regola i rapporti per l’acquisizione del complesso ottocentesco di corso Castelfidardo dove sarà realizzato un centro dedicato alle culture moderne e un polo destinato alla ricerca scientifica e tecnologica svolta dal Politecnico e da altri soggetti qualificati. L’intero progetto è stato peraltro presentato ieri nel corso di una conferenza stampa che si è svolta a Palazzo Civico.

Ora, dopo l’avallo della Giunta, la delibera passerà al vaglio del Consiglio comunale.
(gf)

Torino, 22 Febbraio 2011

http://www.comune.torino.it/ucstampa/comunicati/article_133.shtml
 

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Evento
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l posto promette veramente bene. E il tema dell'archeologia industriale è decisamente bello. Vediamo un pò :)
 

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Un progetto stupendo.
E' un vero peccato che da questo punto di vista il Politecnico sia avanti anni luce rispetto all'Università di Torino, che malgrado stia investendo in infrastrutture non ha un vero piano d'investimento sugli studenti che vengon lasciati allo sbando perché non si riesce ad avere la lungimiranza di creare qualcosa di concreto per il loro futuro.

Con gli ingegneri e gli studenti del Poli è molto più facile perché il risultato dei loro studi è molto più concreto, visibile e quantificabile.

In piccolo, lo IED, con la nuova struttura, grazie ai fondi privati sta costruendo qualcosa di simile alla cittadella politecnica...
 

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Metro & Tram fan
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Bravo fabrik per aver aperto questo 3d! :eek:kay:

Io spero ancora che la biblioteca di Bellini trovi spazio nel nuovo progetto, o tutt'al più venga ricollocata, ma non stralciata definitivamente.
 

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Torino è elettronica!!
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grande trasformazione davvero!
dove c'erano i binari in superficie ora c'è la carreggiata verso sud del boulevard della spina con annesso controviale.
invece prima corso castelfidardo era proprio striminzito.

dalla singola coppia di binari in trincea si passa a 2 coppie sotterranee, che diventeranno 3 col completamento del raccordo diretto tra PN e PS all'altezza di corso vittorio.

e le officine che si vedono verso corso peschiera (ex palazzo FS) sono diventate la mensa del politecnico e l'istituto di ricerca boella.
 

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Orto contorto
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A me le OGR non e' che esaltino più di tanto, un capannone industriale storico come tanti altri.

Certo e' che sono in posizione centralissima e strategica, di fianco alla futura stazione centrale....
 

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TORINO & Torèt lover
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Altro reportage di Marmox.......sono senza parole. Chapeau!
 
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