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I gestori del Murazzi tutti assolti per gli abusi edilizi, riabilitato anche il mitico “Gianca”
Il processo era partito dagli esposti per il rumore presentati dai residenti nel 2012

Per la maggior parte di loro, il reato è prescritto. In un paio di casi, invece, la motivazione è che "il fatto non sussiste", come ad esempio per Giancarlo Cara, del «mitico Giancarlo», la discoteca che è stata simbolo del divertimento notturno a Torino.

[...]

Contro questa sentenza, il pm Andrea Padalino ha presentato ricorso in appello.
http://www.lastampa.it/2016/10/25/c...ico-gianca-TPWygvvHXjHJH9O2cFzFUO/pagina.html
 

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riporto

Il commissario del Po: “Ai Murazzi soltanto dehors rimovibili”

http://www.lastampa.it/2016/11/30/c...rimovibili-5IpGtIao5cN8GBerOEJrmI/pagina.html

ma il bando non era stato fatto avallare dal commissario? che errore..... o è il commissario che ha scoperto adesso che i fiumi ogni tanto vanno in piena?
[...]

A pochi giorni dall’apertura dei cantieri che dovrebbero riportare la movida dopo anni di silenzio, l’Aipo, ossia l’Agenzia Interregionale del Po, ha bocciato i sei dehors che dovrebbero nascere sulla banchina. I commissari del fiume hanno posto un divieto inaspettato: le strutture esterne di discoteche e ristoranti non potranno essere fisse, ma solo semi-removibili. O meglio: le tettoie, i tavoli e le pavimentazioni dovranno essere smontabili in meno di sei ore. Questione di sicurezza. In caso di nuova piena.

La Città predica pazienza e ha promesso una nuova riunione per evitare altre sorprese last-minute. La tensione è alta. «Per progettare i locali abbiamo seguito alla lettera le prescrizioni del bando», spiega il rappresentante dell’associazione dei nuovi «Muri», Filippo Camedda. Ma dopo lo stop dell’Aipo, mette le mani avanti. «Ripensandoli, rischiamo di aprire una questione economica, ma non solo. Se dovesse scattare l’obbligo di installare solo strutture leggere per i dehors, come dei semplici ombrelloni, i progetti potrebbero anche non andare più avanti». Questione di orgoglio? No, non proprio. Quelli removibili costano il doppio di quelli fissi che in media valgono 40 mila euro. E i locali non possono rinunciare ad avere i tavoli all’aperto perchè le arcate sono troppo piccole per contenerli tutti.
http://www.lastampa.it/2016/11/30/c...rimovibili-5IpGtIao5cN8GBerOEJrmI/pagina.html


giustamente, essendo questo un requisito ovvio per l'area in questione, la parte pubblica dovrebbe, in qualche modo, agevolare i nuovi proprietari, vista la palese scorrettezza a monte del bando di gara.
 

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^^
ma scusate da quello che mi ricordo il mando limitava molto i dehors, sopratutto si fa riferimento al PIA (Progetto integrato d'ambito) approvato nel 2007

http://www.comune.torino.it/commercio/pcommercio/pdf/murazzi/relazione.pdf

inoltre ricordo che si parlava di strutture di questo tipo per murazzi con strutture a basso impatto visivo verso le arcate
Io ricordavo anche questo rendering bruttarello http://www.lastampa.it/2012/09/28/c...vi-murazzi-A2BDbJZOFUbiQuJ4KjEelL/pagina.html

 

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A prescindere dalle assicurazioni che uno possa stipulare, chi apre un locale ai Murazzi deve partire dal presupposto che una volta ogni 4-5 anni potrebbe trovarsi con il locale pieno di fango e tutti gli arredi distrutti, causa piene (più o meno) straordinarie del Po.

Ha senso? Sono state prese delle precauzioni sistematiche per fare in modo che i locali siano perlomeno protetti dalle piene meno disastrose? è una domanda che mi pongo da un po' di tempo.

Sarebbe sensato secondo voi prevedere un progetto tipo "Mosè" di Venezia in miniatura per i Murazzi del Po?
 

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Sarebbe sensato secondo voi prevedere un progetto tipo "Mosè" di Venezia in miniatura per i Murazzi del Po?[/QUOTE]

Non credo si possa percorrere tale strada, impedire ai murazzi di allagarsi vorrebbe dire stringere il letto di piena di 5-6 metri, tutta quell'acqua dovrebbe passare in una strettoia aumentandone il livello e credo anche la velocità il che non sarebbe un bene per il ponte di piazza Vittorio.
Secondo me avrebbe più senso sgomberare i locali in previsione di una piena, tanto ormai la rete di monitoraggio si è visto che funziona e si può stabilire con un certo anticipo se ci sarà o meno.
 

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Non credo si possa percorrere tale strada, impedire ai murazzi di allagarsi vorrebbe dire stringere il letto di piena di 5-6 metri, tutta quell'acqua dovrebbe passare in una strettoia aumentandone il livello e credo anche la velocità il che non sarebbe un bene per il ponte di piazza Vittorio.
Secondo me avrebbe più senso sgomberare i locali in previsione di una piena, tanto ormai la rete di monitoraggio si è visto che funziona e si può stabilire con un certo anticipo se ci sarà o meno.
Al massimo possono realizzare un qualche tipo di saracinesca sulle porte, ma non so quanto sia fattibile e/o costoso.
 

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Gran parte dei locali sono soppalcati ed in caso di rischio esondazione spostano gli arredi ai piani alti.
 
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Nuova tegola sui Murazzi, l’apertura slitta al 2018: l’estate sarà modello Terra Madre

MAURIZIO TROPEANO
[...] L’alluvione, infatti, ha infatti convinto il magistrato del Po a definire criteri più stringenti per garantire la sicurezza dei locali. Dunque, se non ci saranno nuovi intoppi, la riapertura definitiva dovrebbe arrivare nella primavera del 2018 «ma nel frattempo la città e i gestori stanno mettendo a punto una serie di iniziative che dovrebbero permettere di partire con le attività già quest’estate rispettando nello stesso tempo le esigenze dei residenti», spiega Sacco.

Il modello dovrebbe essere quello utilizzato durante l’ultima edizione di Terra Madre e Salone del Gusto, cioè con strutture leggere che dovrebbero permettere di servire cibo e bevande di qualità. Questa, però, è solo l’idea condivisa e nelle prossime settimane i tecnici del comune e i gestori dei locali si rivedranno per definire nei dettagli, tecnici e anche ambientali, gli strumenti e le strutture per realizzare quel progetto. L’amministrazione ha un punto fermo: «Dal nostro punto di vista è fondamentale che sia garantita la qualità dei prodotti forniti anche per lo street food in modo da perseguire nel percorso di far diventare la città una capitale enogastronomica».

Va in questa direzione l’approvazione di una delibera da parte dell a Giunta Appendino la delibera che porterà alla firma di un protocollo d’intesa tra Torino e Alba e Bra e le rispettive aziende di turismo locale per la promozione internazionale congiunta «verso le destinazioni ritenute strategiche attraverso l’organizzazione di eventi ed incontri di presentazione della destinazione e in occasione di due categorie di viaggi promozionali che verranno pianificati di comune accordo».
http://www.lastampa.it/2017/03/15/c...erra-madre-2wmU4WBlBGTGcGuilL4sMP/pagina.html
 

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La Corte d'Appello assolve 11 dei 14 imputati nel processo sui presunti favori dell'amministrazione di Torino ai gestori dei locali lungo il Po.

Resta in ballo l'ex city manager Vaciago, ma il procedimento è destinato alla prescrizione

http://lospiffero.com/ls_article.php?id=32785
Stessa notizia su Repubblica http://torino.repubblica.it/cronaca...azzi_tutti_assolti_gli_11_imputati-162173656/

e sulla Stampa http://www.lastampa.it/2017/04/04/c...i-indagati-2bC74Kv32R5pY0FH7YF50I/pagina.html

Dietrologia inutile: il titolo di Repubblica, originariamente era tutti assolti gli 11 imputati poi diventato (ma sopravvive nella URL dell'articolo) assolti 11 dei 14 imputati.

Tra l'altro, dall'articolo, cito:

Nel processo di appello che si è aperto oggi praticamente tutti i capi di imputazione sono risultati prescritti ed è stato lo stesso sostituto procuratore generale Andrea Bascheri a ritirare il ricorso d'appello che era stato avanzato dalla procura: proposta accolta dalla corte che in questo modo ha reso definitiva la sentenza di assoluzione di primo grado..

Decisamente il nostro sistema giudiziario ha qualche problema.
 

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Un’altra estate senza Murazzi. I gestori: “I lavori sono ancora bloccati”

La protesta dei gestori dei locali: siamo pronti a gettare la spugna

“UNA TASK FORCE”

Ieri pomeriggio, l’associazione che riunisce i vincitori del bando del Comune che nel 2015 aveva messo a gara i lotti del Lungo Po, con l’assicurazione che li avrebbe fatti rivivere non solo con la movida, ma anche con bar e negozietti diurni, ha annunciato l’ennesimo rinvio delle inaugurazioni. «Sono due anni che ci stiamo impegnando in tutti in modi per fare dei progetti in linea con i requisiti e le richieste dei permessi, facendo la spola tra i tantissimi enti che hanno voce in capitolo. Ma, purtroppo, siamo ancora bloccati: i lavori non sono iniziati. E chissà quando partiranno», dice Filippo Camedda, il rappresentante degli esercenti dei «nuovi Muri».
Imprenditori che, hanno speso per i progetti dei nuovi locali e per abbattere, come richiesto da Palazzo di Città, gli abusi edilizi, souvenir delle vecchie gestioni. Imprenditori che oggi parlano apertamente del rischio di non aprire neanche per il 2018. «Chiediamo una task force al Comune. Ci hanno dato una mano, ma senza un reale interessamento della politica, che coordini tutti gli enti, qui si rischia di arrivare al capolinea prima del tempo senza aver visto aprire neanche un locale». Nessun ultimatum, ma il malcontento è forte.
Non è stato sopito neanche dalla sospensione del pagamento dei canoni accordato dal Comune. E dalle rassicurazioni di Palazzo Civico. Mentre, i concessionari delle nuove arcate minacciano: «Senza dehors siamo pronti a restituire le chiavi a Palazzo Civico». Con conseguente battaglia legale per i danni subiti.

BATTAGLIA SUI DEHORS

Complici i ritardi, dettati anche dalla recente piena del Po, non sono ancora terminati i lavori promessi dal Comune come, per esempio, le opere per il sistema di riscaldamento. Mentre a tenere col fiato sospeso è la battaglia sui dehors. «È da un anno che attendiamo una risposta dall’Aipo (l’Agenzia che vigila sul Po) che ha negato la costruzione dei dehors fissi che sono necessari per assicurare la sostenibilità dei progetti economici - aggiunge Camedda - Abbiamo proposto strutture semi-removibili considerando che non possono essere smontati ad ogni allerta piena». Così, non resta che abbandonarsi all’amarcord indignato dei tanti torinesi che ieri si sono ritrovati nel post che Max Casacci dei Subsonica ha condiviso sul suo profilo Facebook. La foto dell’abbandono di «Giancarlo», il locale dei Muri celebrato anche da Vinicio Capossela. «Era il simbolo della Libera Repubblica dei Murazzi. Quell’Universo parallelo che era più wild del Bronx, più bluesy del Mississippi, più trasgressivo della Berlino di Bowie, più charmant della Parigi del french touch», scrive il musicista. Ricorda il passato glorioso del lungofiume, un’era che non c’è più e chissà se mai ritornerà.

Negli ultimi anni i «Muri» sono stati assediati da spacciatori e dal popolo che va a caccia di alcol a un euro. Per moltissimi, però restano l’epicentro di un movimento che, come scrive Lory sotto il post di Casacci, dava «luce a quella zona del Po e all’intera città».
http://www.lastampa.it/2017/05/09/c...a-bloccati-jxObSsL8jKChuf8E9vDVeM/pagina.html
 

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Il simbolo dei Murazzi rinascerà: “Al posto di Giancarlo un locale nello spirito del vecchio circolo”
Aggiudicataria della gara è la moglie dell’imprenditore legato alla catena Amsterdam Chips e direttore generale di Buongiorno Italia, l’azienda che ha organizzato “Natale coi fiocchi”

[...]

Sabrina Lucchitto e Giuseppina La Mendola. Questi i nomi pubblicati nella delibera dove si scopre che hanno consegnato in Comune un’offerta – l’unica arrivata per il lotto 5 - da 51 mila euro: il canone che dovranno pagare i nuovi concessionari del Giancarlo, le cui chiavi, però, non sono mai state ritirate. «Solo perché è stato male l’impiegato incaricato – ribattono le imprenditrici -. Vogliamo che il locale ridiventi quello di una volta». Progetto importante: 350 mila euro di budget che dovrebbe ripartire dalla riconferma del nome. «Si chiamerà ancora Giancarlo», dicono i due concessionari. Tra i quali non compare il nome di Francesco Ferrara. Manager, compagno della Lucchitto, lungo curriculum nel mondo della ristorazione e degli eventi con un giro d’affari di 10 milioni di euro e 80 dipendenti. L’imprenditore è il fondatore della catena Amsterdam Chips, che conta undici punti vendita in tutta Italia, dei ristoranti «Salumeria», locali sbarcati in via Garibaldi, ma anche ad Oslo, e, soprattutto, della Buongiorno Italia, azienda leader in Europa nell’organizzazione di grandi eventi. E che tra esposti e proteste dei residenti, ha legato il suo nome alla manifestazione «Natale coi fiocchi», con i suoi mercatini ed eventi natalizi, che ha attirato tante critiche, comprese quelle del Comune.
http://www.lastampa.it/2017/05/10/c...cYnt8M/pagina.html?zanpid=2297295273313367040
 
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