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Da LaStampa

Sembra molto interessante, commenti?
BEPPE MINELLO
Se vogliamo risolverla con uno slogan, meglio di «Rivoluzione Murazzi» c’è nulla. A meno che non si voglia sottolineare l’aspetto più curioso e cioè che il colpaccio migliore, per ora, l’ha fatto una cooperativa sociale no profit che ha origini chieresi: «Chieri conquista i Muri», dunque. Battute a parte, ora che si conoscono i primi, nuovi «padroni» di una bella fetta di arcate sul lato destro di quella che fu la capitale della cultura underground torinese, si coglie appieno il cambiamento che avverrà nel lato che accompagna Lungo Po Antonelli.
Incasso record
Perchè se l’obiettivo del Comune era, e rimane, quello di far vivere tutto il giorno e non solo la notte l’affascinante angolo di Torino, sembra esserci riuscito in pieno. Addirittura in anticipo rispetto al percorso immaginato negli uffici dell’assessorato al Patrimonio di Gianguido Passoni e in quello all’Arredo urbano di Ilda Curti. Perchè se sul bando chiuso l'altro giorno si puntava soprattutto sull’aspetto commerciale e 7 lotti per 20 arcate complessive sono state piazzate con un incasso - 300 mila euro annui - che è il triplo della base d’asta, a Palazzo Civico si guardava al secondo bando di settembre, dedicato alle restanti arcate libere, per portare in riva al Po attività associative e culturali. Non a caso, la valutazione dei progetti che verranno proposti non sarà solo sull’aspetto economico, ma soprattutto sul valore del progetto stesso. Invece, a spulciare i nomi dei vincitori si scopre che solo uno di loro lo si può collocare, stricto sensu, nella categoria «locali notturni». Sono i soci del «Lanificio San Salvatore» di via Sant’Anselmo angolo via Baretti, nel cuore della movida di San Salvario.

Trentenni di San Salvario
Eppure anche loro, Filippo Maria Camedda, Giovanni Antonio Salvatore e Alessandro Corsino, tutti 30-quarantenni, punteranno su attività in grado di tenere aperto anche di giorno il locale: «Non sappiamo ancora bene come - spiega Camedda - ma siamo obbligati. Solo sfruttando tutte le potenzialità del luogo e dei locali potremo far fronte all’investimento importante che dobbiamo fare». Conti non ne hanno «ma solo per abbattere le opera abusive, ristrutturare e recuperare muri e soffitti, dovremo spendere 70 mila euro. E non è vero che potremo scontarli dall’affitto....». Sì, ma la base d’asta per assegnare i lotti è stata calcolata scalando i costi di ristrutturazione dall’affitto a base d’asta. Chi invece s’è aggiudicato le 7 arcate al centro dei Murazzi punterà soprattutto su servizi di co-working, aule studio e di servizi per studenti, imprese e liberi professionisti. D’altra parte, la «Patchanka srl» è nata dall’omonimo centro giovanile di Chieri come coop sociale e oggi dà lavoro a una ventina di persone nel ristorante «Ex-mattatoio» di Chieri, in una sartoria di Torino che lavora con giovani stilisti indipendenti, in una impresa di pulizie e gestendo il punto bar «Lombroso 16» dell’omonimo centro culturale di San Salvario.
Noleggio barche e bici
E gli altri? Arriverà un noleggio bici elettriche e barche per navigare sul Po con Andrei Costantin Ghiba. Eutourist Servsystem produrrà pasti preconfezionati, mentre «Dreaming» assicurerà hamburger e pizze d’asporto. Ci sarà pure una caffetteria con annessa microtorrefazione e degustazione di prodotti tipici. «Accogliamo questi nuovi assegnatari - commenta Passoni - in un contesto di regole chiare e di impegni reciproci ben definiti» . « Quello che vogliamo – sottolinea Ilda Curti - è che i Murazzi continuino a rappresentare, in forme nuove, la sperimentazione di nuove modalità di vivere la città da parte di tutti».
 

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luca_bcn
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10 giorni fa ho avuto la possibilità di passeggiare ai murazzi, sono tenuti come il culo.

Bisogna riqualificare tutta l'aria, cancellare le scritte, intervenire sull'arredo urbano, sistemare la pavimentazione.

Non so se avete presente la riqualificazione fatta a Lyon nella zona fluviale, ma avrebbero dovuto fare una roba del genere.

Da quel che ho capito ben poco faranno per cambiarne l'aspetto attuale che appare decadente e privo di decoro.
 

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Per me la parte più interessante è quella delle arcate private del signor Emprin che punta a trasformare le sue arcate (3-19) in una sorta di Chelsea Market. Peccato che non si sappia più nulla da un annetto.
 

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Torino è elettronica!!
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in risposta al mio post, c'é ancora speranza:

Sono state assegnate le arcate pubbliche a destinazione commerciale che rappresentano meno del 50% di tutte le arcate Murazzi. Un mix di attività diurne serali notturne complementari l'una all'altra.
A settembre uscirà il bando sulle altre arcate a destinazione associativa e culturale. Per queste i criteri di selezione saranno conformi al Regolamento comunale sugli immobili pubblici per associazioni: valutazione del progetto, della sua qualità e dell’interesse collettivo. Per queste arcate il criterio è esattamente l’opposto a quello commerciale: migliore è il progetto, meno si paga di canone. Vince il progetto migliore.
http://gabosutorino.blogspot.it/2015/07/curti-settembre-i-murazzi-culturali.html
 

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Torino è elettronica!!
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il giancarlo "occupato", le cui arcate sono state assegnate nell'asta comunale dei giorni scorsi, é stato sgomberato oggi.
anche per il puddhu, riaperto fugacemente lo scorso venerdí, stessa cosa.

qualche dubbio su questa frase:
Nelle arcate storicamente occupate da "Giancarlo" nascerà un nuovo locale notturno, hanno specificato i nuovi assegnatari, "che rispetterà la vocazione musicale di alta qualità e la storia culturale di un luogo simbolo dell'underground torinese".
http://torino.repubblica.it/cronaca...i_vigili_sgomberano_giancarlo_-119130462/1/#1
 

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Sabato scorso c'era un locale aperto "a gestione multipla". Su un'arcata c'era il bancone di Marchetti (gelati), su quella accanto c'era Mac Bun (panini), su un'altra boh non mi ricordo più.

Credo che fosse quello che nella figura è indicato come "E: pasti preconfezionati" :-/
 

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In teoria Marchetti e MacBun non sono "paninari" ma robe fighette sloufù.

Non è che prima ci fosse chissà che cultura. A parte Giancarlo e (a volte) il centro sociale tutti gli altri erano solo discoteche e/o spacci di alcol. Che cultura sarebbe questa?
 

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In teoria Marchetti e MacBun non sono "paninari" ma robe fighette sloufù.

Non è che prima ci fosse chissà che cultura. A parte Giancarlo e (a volte) il centro sociale tutti gli altri erano solo discoteche e/o spacci di alcol. Che cultura sarebbe questa?
Non mi riferivo a Macbun. Alcuni locali erano storici, erano dei punti di riferimento della scena musicale torinese. Sinceramente ritrovarmi una rivendita di pizza al trancio al posto del Puddhu, ad esempio, mi fa girare i cosiddetti, visto che ci ho passato parte della mia vita la sotto, come molti torinesi, come alcuni dei membri di questo forum. Tralasciando i problemi di spaccio (tralaltro in netta diminuzione quando sequestrarono tutto), i Murazzi erano un posto unico in Europa. Poi, de gustibus. Io sento ancora puzza di speculazione privata in tutta l'operazione, dal sequestro all'approvazione del Piano d'ambito.
 

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Più che altro, va bene l'idea di animarli anche di giorno, però far sparire tutti i locali notturni non mi sembra un'idea geniale. A meno che non siano concentrati sull'altro lato, non ho seguito molto la vicenda
 

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Non sono mai stato un frequentatore dei Murazzi, ma le poche volte che ci sono andato ero sempre un po' scazzato per il delirio.
Nonostante provi repulsione per tutti quelli ai quali sono stati dati gli spazi e poi magari non hanno pagato l'affitto per anni o fatto altri magheggi.
Giancarlo è stato un punto di riferimento per almeno un paio di decenni e mi sembrerebbe poco rispettoso farlo fuori senza troppe remore. Lui come uomo può aver fatto anche degli errori e io che l'ho conosciuto fuori dal locale posso dire che è una persona alla mano, uno come tanti. Però il suo locale è stato uno dei simboli del divertimento notturno "fuori dagli schemi" di Torino e perciò vedrei molto male una sua esclusione dai Muri.
Detto ciò tanto è la fine che fanno tutti i locali storici, ahimé, di questa città.
Perché ormai c'è solo San Salvario. E importa solo San Salvario.
 

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Altre novità
Le arcate dei Murazzi ai trentenni. “Ma il Comune ripulisca l’area dall’illegalità” I Subsonica: “Volevamo far rivivere Giancarlo, siamo arrivati tardi”
I canoni scattano da gennaio, senza allacciamenti definitivi


TORINO
Il Comune vuole fare in fretta, «prima che entri di nuovo qualcuno ad occupare le arcate». La stretta sui tempi per la rinascita dei Murazzi, un battesimo che tutta la città attende, l’ha data ieri Giuseppe Nota, direttore del settore Patrimonio. In una tavola rotonda in Sala Orologio a Palazzo Civico, popolata da un buon numero di imprenditori trentenni (qualcuno alle prime armi), ha incontrato i nuovi gestori delle arcate sul Po, quelle messe a bando lo scorso giugno.
Le prime che sanciranno, dall’anno prossimo, il nuovo volto dei «Muri». Un volto tutto diverso da quello conosciuto finora. Con sushi bar e ristoranti, discoteche (quelle torneranno, con musica fino al mattino, ma insonorizzate) e negozi insoliti, come la torrefazione che venderà caffè dal mondo o l’attività legata allo sport, con affitto di biciclette elettriche, kayak e canoe per fare una pagaiata amatoriale sul fiume.

L’incontro dei gestori con il Comune, per certi versi, aveva un che di «storico». I nuovi titolari saranno per i prossimi sei anni ragazzi e ragazze sulla trentina (con l’eccezione di qualche quarantenne), molti ex frequentatori dei vecchi Murazzi. Si sono seduti attorno a un tavolo con i tecnici comunali e l’assessore al Patrimonio Passoni, per conoscersi, ma soprattutto per fare lo sprint finale, verso l’apertura. Che non avverrà prima del 2016 inoltrato. Si tornerà a ballare giù ai Muri al massimo a gennaio, anche più tardi, in primavera.

La causa dei rallentamenti riguarda i lavori che l’amministrazione deve fare per la costruzione di una centrale geotermica (pronta a settembre 2016 ma sarà possibile fare allacciamenti volanti anche prima, per il riscaldamento). Ad aprile 2016 arriverà, invece, l’impianto elettrico. Un calendario risuonato come una sorpresa per i nuovi gestori, i quali da gennaio, in ogni caso, dovranno pagare il canone per l’affitto dei locali. Hanno l’obbligo, entro il 30 settembre prossimo, di eliminare tutti gli abusi edilizi ora esistenti nei locali. «Siamo felici di venire a investire qui - spiega il milanese Giuseppe Grasso, che aprirà un ristorante nippo-brasiliano -, ma ci aspettavamo una riunione più operativa. I tempi sono stretti, dal Comune chi ci coordina?». Le chiavi ai gestori verranno consegnate giovedì. La loro prima preoccupazione è «per la sicurezza della zona», continua. La sua apprensione è condivisa dai colleghi. «Il Comune deve garantirci che quest’area sia ripulita dallo spaccio e dall’illegalità, per poter davvero ripartire».
 
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