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per Censin____recuperato in qualche modo "il Moschino" di Graphot, non vi si trova ( sia pure con veloce scorsa) alcun accenno ad una chiesa di nome san Valeriano__ improbabile peraltro la presenza di un edificio religioso all'interno dello slum____ possibile invece ipotizzare che il borgo fosse suddiviso nell'elenco degli isolati tra parte sinistra (sezione Po ) e parte destra (sezione Vanchiglia)la prima come san Valeriano e la seconda senza nome

la lista degli isolati e' materia un po' negletta
tra i libri digitalizzati da Museotorino, il Torricella censisce per il 1867 (quando non era ancora iniziata la demolizione) qualcosa come ben 463 isolati, di cui 66 alla sezione Po e 41 alla sezione Vanchiglia____ma mancano i nomi___

andando a ritroso (sempre in Museotorino) Topodexia per il 1825 ne dichiarava circa 160, di cui circa 40 in sezione Po tra questi un misterioso san Valerico____errore di stampa ?????

ipotesi campate in aria e qualche numero sara' sicuramente sbagliato urge grande esperto_____ in ogni caso il Moschino puo' essere materia di riflessione per chi a il passato di Torino ottocentesca_____
Può essere interessante notare che, dopo che Roma divenne capitale nel 1870, si procedette anche li' a costruire murazzi lungo il Tevere, facendo scomparire borghi fluviali in condizioni anche peggiori del nostro Moschino.
 

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Il 4/7/1957 si svolse per le strade cittadine la parata - sfilata della nuova 500, destinata a sostituire l'ormai obsoleta "Topolino": partita dalla Mirafiori, raggiunse il centro fino a piazza Castello, per poi tornare al punto di partenza. In passato, sono già state pubblicate foto dei passaggi in piazza San Carlo, piazza Castello e davanti alla filiale Fiat di corso Bramante: Qui la vediamo mentre svolta da corso Vittorio, proveniente dal Po, in piazza Carlo Felice, diretto verso via Roma e piazza Castello



la foto ci offre un'interessante vista di come era la zona 63 anni fa.
Sullo sfondo, vediamo due vetture tranviarie ormai "storiche": a sinistra, una 2500 della linea 21 (Madonna del Pilone - Millefonti) proveniente da via Lagrange, che si accinge ad attraversare il corso per imboccare via Nizza; a destra, sul corso, una 3000 probabilmente della linea 15 (Barriera di Milano - ponte Isabella) (fu una delle prime linee a impiegare questa serie di vetture). Sul corso, sembra di scorgere anche le palificate tranviarie liberty di inizio '900, sostituite nel 1990 dalle attuali a "zampa di ragno" in occasione dell'istituzione dell'attuale linea 9, per incompatibilità col pantografo, di cui erano dotate le 5000 e 7000 in servizio su quella linea.
 

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Il 4/7/1957 si svolse per le strade cittadine la parata - sfilata della nuova 500, destinata a sostituire l'ormai obsoleta "Topolino": partita dalla Mirafiori, raggiunse il centro fino a piazza Castello, per poi tornare al punto di partenza. In passato, sono già state pubblicate foto dei passaggi in piazza San Carlo, piazza Castello e davanti alla filiale Fiat di corso Bramante: Qui la vediamo mentre svolta da corso Vittorio, proveniente dal Po, in piazza Carlo Felice, diretto verso via Roma e piazza Castello



la foto ci offre un'interessante vista di come era la zona 63 anni fa.
Sullo sfondo, vediamo due vetture tranviarie ormai "storiche": a sinistra, una 2500 della linea 21 (Madonna del Pilone - Millefonti) proveniente da via Lagrange, che si accinge ad attraversare il corso per imboccare via Nizza; a destra, sul corso, una 3000 probabilmente della linea 15 (Barriera di Milano - ponte Isabella) (fu una delle prime linee a impiegare questa serie di vetture). Sul corso, sembra di scorgere anche le palificate tranviarie liberty di inizio '900, sostituite nel 1990 dalle attuali a "zampa di ragno" in occasione dell'istituzione dell'attuale linea 9, per incompatibilità col pantografo, di cui erano dotate le 5000 e 7000 in servizio su quella linea.
Della vecchia 500 rimase ancora in produzione il modello "Giardinetta", cavallo di battaglia degli artigiani, sostituita poi nel 1960 dalla nuova "Giardiniera", coll'innovativo motore posteriore piatto "a sogliola", caratteristico per le prese d'aria sui fianchi del portellone posteriore.
 

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La planimetria del borgo Moschno segna tra l'altro un "San Valeriano" proprio nel mezzo del borgo; si trattava forse di una chiesa di quartiere?
Ne "I Misteri ëd Vanchija" di Pietracqua, tra i personaggi c'è un prete avido e dissoluto che è parroco in una chiesa del Moschino.

Però su quella pianta c'è scritto "Sezione S. Valeriano" e "Sezione Vanchiglia". Probabilmente si riferisce all'appartenenza a due quartieri o isolati diversi.
 

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Nelle foto seguenti, il primo nucleo del quartiere Vallette, nato tra il 1954 e il 1959 a cura dello IACP, con le prime assegnazioni nel 1955. Le case furono assegnate in tre lotti: il primo, destinato agli iscritti da lunga data negli elenchi dell'IACP; il secondo, a favore dei nuclei temporaneamente alloggiati nelle casermette di borgo San Paolo (tra cui alcuni in precedenza provenienti dalla "favela" lungo il Po a Millefonti di cui in passato si è già parlato); il terzo a soggetti di recente immigrazione, in situazione abitativa inadeguata





Destò scalpore, allora, la notizia che alcuni assegnatari avevano usato la vasca da bagno (di cui probabilmente ignoravano la funzione) per...coltivarvi insalata e altri ortaggi, debitamente riempita di terra! A dimostrazione che la maggior parte degli immigrati in città, dal Piemonte come altrove, provenivano da realtà rurali, cioè in definitiva erano contadini inurbati. Caratteristica comune un po' a tutti i boom economici, che allora fece definire l'Italia come "un paese cresciuto troppo in fretta", e che ora si ripete in altri paesi e realtà del mondo, che preferisco non nominare....
 

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Il quartiere si completò poi con i "villini" lungo viale dei Mughetti, costruiti nel 1960 come "villaggio stampa" per ospitare i giornalisti accreditati per l'esposizione di Italia 61; al termine dell'esposizione, furono poi assegnati a iscritti nelle liste dell'IACP.
 

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Ne "I Misteri ëd Vanchija" di Pietracqua, tra i personaggi c'è un prete avido e dissoluto che è parroco in una chiesa del Moschino.
Il Moschino, lo si è già detto, era un borgo antico, superstite degli insediamenti sorti in passato lungo il fiume ad opera di chi del fiume e lungo il fiume viveva (pescatori, renaioli, barcaioli e traghettatori, ecc.), più che probabile avesse un proprio luogo di culto, anche solo una cappella con campaniletto a vela.
Per conto mio, torno a ripetere, la mala fama del borgo era ed è stata forse esagerata: un po' tutti i borghi periferici ospitavano "bassa plebe", costretta in un certo senso a vivere di espedienti; il dirimpettaio borgo Po non aveva miglior fama, altrettanto infrequentabile dalla gente "perbene" dopo il calar del sole.

Per borgo Po intendo in particolare le case esistenti in riva al fiume, scomparse negli anni '70 dell'800 con l'apertura del primo tratto di corso Casale (al posto dell'attuale via Monferrato), che ben si vedono nelle foto e altre illustrazioni dell'epoca.
 

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Nella seguente celebre illustrazione del Theatrum Sabaudiae si vede in primo piano in tutta la sua estensione, il borgo fluviale esistente nel '700, prima che la costruzione del ponte napoleonico e poi dei Murazzi lo eliminasse; il Moschino era la parte tutta a destra

 

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Prima della costruzione della Gran Madre, luogo di culto e centro religioso del borgo Po era la chiesa dei Santi Bino ed Evasio, con annesso cimitero, situata all'attuale confluenza di corso Casale e via Monferrato, nello slargo tuttora esistente; abbattuta nel 1829, con soppressione anche del cimitero, contestualmente all'apertura del nuovo tempio della Gran Madre

 

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I pescatori dei borghi fluviali lungo il Po, sulle due rive, costituivano una congregazione, avente come santo patrono San Giacomo Maggiore; la ricorrenza del santo, il 25 luglio, veniva festeggiata solennemente, raggiungendo il culmine nella gara di pesca a nuoto; la vediamo qui a metà '800 (sullo sfondo il ponte in ferro Maria Teresa)

 

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Uno dei punti di aggregazione di borgo Po era, in passato, la trattoria Goffi, dove ad allietare gli avventori erano le esibizioni canore di Paulin d'la fruia

 

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Non a tutti piacciono le foto ricolorate. A me personalmente non dispiacciono ma solo se riescono a dare una prospettiva piacevolmente diversa ai soggetti ritratti.
Queste sono foto già ben conosciute qui sul forum di gente di Madonna di Campagna e di quartieri limitrofi (Lucento, Vallette...), spero non siano troppo noiose :)



























 

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Non a tutti piacciono le foto ricolorate. A me personalmente non dispiacciono ma solo se riescono a dare una prospettiva piacevolmente diversa ai soggetti ritratti.
Queste sono foto già ben conosciute qui sul forum di gente di Madonna di Campagna e di quartieri limitrofi (Lucento, Vallette...), spero non siano troppo noiose :)


















Bella l'ultima foto col gregge di pecore; mi ricorda una gita di Pasquetta del 1962, quando da quelle parti, in via Sansovino, incontrammo un gregge, con una pecora che aveva appena partorito, ancora sanguinante, e i pastori che si prendevano cura dell'agnellino appena nato.
 

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Il quartiere si completò poi con i "villini" lungo viale dei Mughetti, costruiti nel 1960 come "villaggio stampa" per ospitare i giornalisti accreditati per l'esposizione di Italia 61; al termine dell'esposizione, furono poi assegnati a iscritti nelle liste dell'IACP.
Cercando e non trovando questi villini, sono capitato su una tesi sulle Vallette, con foto etc, scaricabile qui https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www.immaginidelcambiamento.it/content/download/530/2759/file/Cardino_Vallette.pdf&ved=2ahUKEwjdhPfM787qAhUDwcQBHRBpCqUQFjANegQIARAB&usg=AOvVaw3ERb3WEz6pY3kNadnPVew9
 

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Il quartiere si completò poi con i "villini" lungo viale dei Mughetti, costruiti nel 1960 come "villaggio stampa" per ospitare i giornalisti accreditati per l'esposizione di Italia 61; al termine dell'esposizione, furono poi assegnati a iscritti nelle liste dell'IACP.
un po piu lontani dal luogo dell evento non erano proprio riusciti a sistemarli? 🤣😂😂🤣
 
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