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un po piu lontani dal luogo dell evento non erano proprio riusciti a sistemarli? 🤣😂😂🤣
In effetti, è quello che si pensò all'epoca; già costruire un villaggio stampa per chissà quale moltitudine di giornalisti per un'esposizione nemmeno universale era un po' esagerato.
Diciamolo, si volle scimiottare e scopiazzare quanto fatto l'anno prima per le Olimpiadi romane; senza tener conto delle proporzioni....
Non a caso, il conto finale di Italia 61 fu un bel passivo, a stento colmato in seguito.
 

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In effetti, è quello che si pensò all'epoca; già costruire un villaggio stampa per chissà quale moltitudine di giornalisti per un'esposizione nemmeno universale era un po' esagerato.
Diciamolo, si volle scimiottare e scopiazzare quanto fatto l'anno prima per le Olimpiadi romane; senza tener conto delle proporzioni....
Non a caso, il conto finale di Italia 61 fu un bel passivo, a stento colmato in seguito.
comunque le case non vennero costruite come villaggio stampa ma erano previste nel progetto originario venne soltanto posticipata la consegna ai vari aventi diritto.
 

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comunque le case non vennero costruite come villaggio stampa ma erano previste nel progetto originario venne soltanto posticipata la consegna ai vari aventi diritto.
Lo stesso che era successo per il Villaggio Olimpico durante le Olimpiadi di Roma del 1960.
La "scopiazzatura" riguardò anche gli impianti sportivi realizzati per Italia 61 al parco Ruffini: il Palazzetto dello Sport, pressoché uguale all'omonimo romano, e lo stadio, ispirato al romano Olimpico.
 

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Il Moschino, lo si è già detto, era un borgo antico, superstite degli insediamenti sorti in passato lungo il fiume ad opera di chi del fiume e lungo il fiume viveva (pescatori, renaioli, barcaioli e traghettatori, ecc.), più che probabile avesse un proprio luogo di culto, anche solo una cappella con campaniletto a vela.
Per conto mio, torno a ripetere, la mala fama del borgo era ed è stata forse esagerata: un po' tutti i borghi periferici ospitavano "bassa plebe", costretta in un certo senso a vivere di espedienti; il dirimpettaio borgo Po non aveva miglior fama, altrettanto infrequentabile dalla gente "perbene" dopo il calar del sole.

Per borgo Po intendo in particolare le case esistenti in riva al fiume, scomparse negli anni '70 dell'800 con l'apertura del primo tratto di corso Casale (al posto dell'attuale via Monferrato), che ben si vedono nelle foto e altre illustrazioni dell'epoca.
Difatti Pietracqua non ne parla per niente male. Anzi, a parte il prete gli abitanti sono descritti come onesti lavoratori, per primo un pescatore che all'inizio del romanzo si reca a portare un pesce particolarmente grande all'Arcivescovado.
 

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Non me ne voglia Censin, ma.... due piccole correzioni:
1- Fin dalla sua "nascita" parco Ruffini aveva un suo nome:
era infatti dedicato a Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, detto Principe Girolamo,
coniuge di Clotilde di Savoia (ed infatti è sepolto a Superga);
probabilmente, viste le "parentele imperiali", ai torinesi la dedica
non piacque molto, e ribattezzarono il parco "Valentino Nuovo";
nel primo dopoguerra, il "repulisti savoiardo" sdoganò definitivamente il nomignolo,
che fu mantenuto fino agli anni sessanta (ma anche oltre nello slang locale).

2- Il campo sportivo fu realizzato immediatamente
(infatti l'ingresso avrebbe dovuto accogliere le statue del demolendo Stadium),
mentre il palazzo dello sport fu realizzato (appunto) molti anni dopo.
Al contrario invece , a Roma, gli adiacenti Palazzetto dello sport e lo stadio Flaminio
furono realizzati in contemporanea, per le Olimpiadi.
 

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Il Nuovo Galateo
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Salve. Chiedo a voi esperti torinesi se siete in grado di riconoscere questo scorcio della vostra città preso dal film Lo vedi come sei? con Macario, del 1939.
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Viale alberato e palazzo ottocentesco... è un po' poco, ma hai visto mai...
 

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Salve. Chiedo a voi esperti torinesi se siete in grado di riconoscere questo scorcio della vostra città preso dal film Lo vedi come sei? con Macario, del 1939.
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Viale alberato e palazzo ottocentesco... è un po' poco, ma hai visto mai...
Corso Matteotti.
All'incirca sono qui.
E' un corso abbastanza riconoscibile, se non erro è l'unico in tutta la città con la camminata alberata al centro. "Bellissima" da fare la sera.
 

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Non me ne voglia Censin, ma.... due piccole correzioni:
1- Fin dalla sua "nascita" parco Ruffini aveva un suo nome:
era infatti dedicato a Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, detto Principe Girolamo,
coniuge di Clotilde di Savoia (ed infatti è sepolto a Superga);
probabilmente, viste le "parentele imperiali", ai torinesi la dedica
non piacque molto, e ribattezzarono il parco "Valentino Nuovo";
nel primo dopoguerra, il "repulisti savoiardo" sdoganò definitivamente il nomignolo,
che fu mantenuto fino agli anni sessanta (ma anche oltre nello slang locale).

2- Il campo sportivo fu realizzato immediatamente
(infatti l'ingresso avrebbe dovuto accogliere le statue del demolendo Stadium),
mentre il palazzo dello sport fu realizzato (appunto) molti anni dopo.
Al contrario invece , a Roma, gli adiacenti Palazzetto dello sport e lo stadio Flaminio
furono realizzati in contemporanea, per le Olimpiadi.
Prendo atto, per quanto riguarda lo stadio; resta il fatto che il Palazzetto dell Sport venne realizzato in occasione di Italia 61, copiando l'omonimo olimpico romano.
 

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Corso Matteotti.
All'incirca sono qui.
E' un corso abbastanza riconoscibile, se non erro è l'unico in tutta la città con la camminata alberata al centro. "Bellissima" da fare la sera.
Per la verità il primo tratto da via XX Settembre a corso Re Umberto è a carreggiata unica; solo dopo inizia l'allea centrale.
Il corso era originariamente dedicato a Oporto, in ricordo dell'esilio di Carlo Alberto (cui il clima della città portoghese non giovò, morì poco tempo dopo il suo arrivo; laggiù comunque è ancora ricordato).
Dopo l'avvento della Repubblica, l'intitolazione sembro' inopportuna (visto forse il nuovo esilio portoghese dell'ultimo sovrano), e venne reintitolato a Giacomo Matteotti.
 

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Il Nuovo Galateo
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Corso Matteotti.
All'incirca sono qui.
E' un corso abbastanza riconoscibile, se non erro è l'unico in tutta la città con la camminata alberata al centro. "Bellissima" da fare la sera.
Grazie!!
 
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Pendolare multiscala...
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Corso Matteotti.
All'incirca sono qui.
E' un corso abbastanza riconoscibile, se non erro è l'unico in tutta la città con la camminata alberata al centro. "Bellissima" da fare la sera.
Beh se parliamo delle zone centrali sì, ma andando un po' più fuori mi vengono in mente Corso Monte Grappa/Monte Cucco, Corso Brunelleschi. Certo ai tempi di Macario magari era ancora campagna :)
 

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Beh se parliamo delle zone centrali sì, ma andando un po' più fuori mi vengono in mente Corso Monte Grappa/Monte Cucco, Corso Brunelleschi. Certo ai tempi di Macario magari era ancora campagna :)
Vero. Mi era sfuggito quell'asse.
 

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Breùs, a la francaise
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Per la verità il primo tratto da via XX Settembre a corso Re Umberto è a carreggiata unica; solo dopo inizia l'allea centrale.
Il corso era originariamente dedicato a Oporto, in ricordo dell'esilio di Carlo Alberto (cui il clima della città portoghese non giovò, morì poco tempo dopo il suo arrivo; laggiù comunque è ancora ricordato).
Dopo l'avvento della Repubblica, l'intitolazione sembro' inopportuna (visto forse il nuovo esilio portoghese dell'ultimo sovrano), e venne reintitolato a Giacomo Matteotti.
Potrebbe anche essere c.so Vinzaglio, zona Questura....
 

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La zona è quella, comunque si tratta proprio di corso Matteotti, il palazzo sulla destra è nell'isolato tra via Avogadro e via Sagliano Micca, civici 28 e 30.
Già che ci sono... un saluto a tutti!
 

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Abituati oggi come siamo al latte inscatolato, sterilizzato, a lunga conservazione, ecc., non ci rendiamo nemmeno conto di come, fino a una settantina di anni fa, fosse difficile trovare latte fresco, anche dai lattai più attrezzati; fino all'istituzione della Centrale del Latte, nel 1952, il latte veniva venduto sfuso, senza garanzie di igienicità e freschezza.
Ecco perchè aveva avuto tanto successo l'apertura, a inizio '700, della "Latteria Svizzera", uno chalet in mezzo al prato del Valentino nei pressi del ponte Umberto, prato in cui venivano allevate diverse mucche, regolarmente munte pubblicamente due volte al giorno. Il latte veniva poi venduto nello chalet, da consumare subito o da asporto in contenitori portati da casa.
 

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Eccola nelle immagini d'epoca







ed ecco l'interno dello schalet in un dipinto di G. Grosso



la Latteria Svizzera era diventata un'attrazione del Valentino e dell'intera città, conosciuta e visitata ancvhe dai forestieri.
 

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Errata corrige: la Latteria era stata aperta a inizio '900 o fine '800, non a inizio '700! Puro errore di battitura...
Certo che col latte della Latteria Svizzera si poteva davvero dire "dal produttore al consumatore"!
 

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Salve, questo è il mio primo post. Da parellino doc ripropongo una vecchia foto della Cascina Morozzo in raffronto con una mia che inquadra la prospettiva più o meno dalla stessa angolatura. La cascina si estendeva lungo il tracciato della Via Sismonda tra le Vie Domodossola e Belli (all'altezza di quest'ultima si trova ancora il muro di cinta che separava le terre del Morozzo da quelle del Gibellino). Mi piacerebbe sapere più o meno quando è stato demolito il cancello che dava sul Corso Appio Claudio. A me sembra di ricordarlo così come si vede nella foto degli anni Trenta. Esisteva ancora nel 1970 (citato dalla Gribaudi Rossi in "Cascine e ville della pianura torinese"), mentre è dato per demolito in una pubblicazione a cura della Circoscrizione IV del 1987 (non del tutto attendibile perché dà per scomparso anche il ponte che esiste ancora e mette in comunicazione il Corso con le rampe di scale che salgono verso la soprastante Via Sismonda). Possibile che fosse ancora in piedi tra il 1983 e il 1986? Pubblico anche una foto del ponte del Morozzo datata anni '70. Non è molto intellegibile, ma lì in effetti il cancello sembra non esserci.
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Non me ne voglia Censin, ma.... due piccole correzioni:
1- Fin dalla sua "nascita" parco Ruffini aveva un suo nome:
era infatti dedicato a Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, detto Principe Girolamo,
coniuge di Clotilde di Savoia (ed infatti è sepolto a Superga);
probabilmente, viste le "parentele imperiali", ai torinesi la dedica
non piacque molto, e ribattezzarono il parco "Valentino Nuovo";
nel primo dopoguerra, il "repulisti savoiardo" sdoganò definitivamente il nomignolo,
che fu mantenuto fino agli anni sessanta (ma anche oltre nello slang locale).

2- Il campo sportivo fu realizzato immediatamente
(infatti l'ingresso avrebbe dovuto accogliere le statue del demolendo Stadium),
mentre il palazzo dello sport fu realizzato (appunto) molti anni dopo.
Al contr JK kkk KLario invece , a Roma, gli adiacenti Palazzetto dello sport e lo stadio Flaminio
furono realizzati in contemporanea, per le Olimpiadi.
In effetti, la carta Paravia del 1937 conferma la dedica al Bonaparte, così come reca già visibile il "campo sportivo"; il quale comunque venne ristrutturato e trasformato in vero Stadio contemporaneamente all'edificazione del Palazzetto, per Italia 61 (chissà, forse dopo le Olimpiadi romane si volevano fare le "Torinesiadi"...).
 
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