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Buongiorno.

Dal saggio l’Industria nell’Oltrepo torinese, di Claudio Daprà, si apprende che nell’attuale via Martiri della Libertà si trovava l’Industria Italiana dello Zinco, localizzata nell’ex chiesa dei Santi Bino ed Evasio e nei rustici annessi. Lo stabilimento inglobava l’antica chiesa; parte di essa andò perduta con lo sventramento di inizio Novecento per l’apertura di via Segurana; ma in un cortile interno, nonostante il degrado e innumerevoli notevoli modifiche, al momento della scrittura, rimaneva riconoscibile la chiesa cinquecentesca, e soprattutto la facciata barocca aggiunta nel 1579 dal conte Giovannino Bruco. L’attività produttiva chimica cessò solo nel 1970.

Di tutto ciò, in via Martiri della Libertà angolo via Segurana, nelle planimetrie aeree di Google Maps non vi è traccia.

Ora, la stesura del saggio è avvenuta a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta e mi chiedo davvero se, negli anni successivi, rimanenze di una tale importanza storica ed architettonica siano state abbattute senza batter ciglio per far posto ad un anonimo condominio; oppure se l’autore sia incorso in una svista indicando le coordinate odierne della chiesa dello stabilimento.
 

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Buongiorno.

Dal saggio l’Industria nell’Oltrepo torinese, di Claudio Daprà, si apprende che nell’attuale via Martiri della Libertà si trovava l’Industria Italiana dello Zinco, localizzata nell’ex chiesa dei Santi Bino ed Evasio e nei rustici annessi. Lo stabilimento inglobava l’antica chiesa; parte di essa andò perduta con lo sventramento di inizio Novecento per l’apertura di via Segurana; ma in un cortile interno, nonostante il degrado e innumerevoli notevoli modifiche, al momento della scrittura, rimaneva riconoscibile la chiesa cinquecentesca, e soprattutto la facciata barocca aggiunta nel 1579 dal conte Giovannino Bruco. L’attività produttiva chimica cessò solo nel 1970.

Di tutto ciò, in via Martiri della Libertà angolo via Segurana, nelle planimetrie aeree di Google Maps non vi è traccia.

Ora, la stesura del saggio è avvenuta a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta e mi chiedo davvero se, negli anni successivi, rimanenze di una tale importanza storica ed architettonica siano state abbattute senza batter ciglio per far posto ad un anonimo condominio; oppure se l’autore sia incorso in una svista indicando le coordinate odierne della chiesa dello stabilimento.
la carta maggi del 1861 non indica la chiesa ma indica solamente il borgo
670697
 

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la casa che fa angolo tra via segurana e via martiri, oggi sede del dustmuseum e dello studio livio, era la palazzina uffici e abitazione del proprietario della fabbrica di bianco di zinco venne fatta costruire da demetrio Gualco, così si chiamava, nel 1889. l'azienda a quanto ne so si chiamava Angelo Gualco & Figli
 

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cito dal libro "borgo po e madonna del Pilone" di maurizio ternavasio ed. graphot "Nel periodo in questione (abbattimento del moschino nota mia) il nucleo originario del borgo subì invece minori sconquassi urbanistici e architettonici. Quello di maggior rilievo è senz'altro la demolizione, datata 1829, della chiesa (con annesso cimitero) dei santi Bino ed Evasio, che si trovava più o meno tra via Romani, corso Casale e via Ornato. Anzi, secondo alcuni il suo ingresso era esattamente in via Ornato 4..."
1791
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la casa che fa angolo tra via segurana e via martiri, oggi sede del dustmuseum e dello studio livio, era la palazzina uffici e abitazione del proprietario della fabbrica di bianco di zinco venne fatta costruire da demetrio Gualco, così si chiamava, nel 1889. l'azienda a quanto ne so si chiamava Angelo Gualco & Figli
Stranamente mio padre, che dalla nascita nel 1906 fino a metà anni '20 aveva abitato in via Luigi Ornato, non ha mai parlato di quella fabbrica, che aveva praticamente davanti casa...
 

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"(1) La. chiesa dei Ss. Bino ed Evasio sorgeva su un'altura presso il corso Casale, quasi nel
centro dell'isolato compreso fra il corso e le vie Cardinal Maurizio, Superga ed Aporti. Quella regione
era anticamente detta Malvasium e nel 1047 Enrico III la confermò ai canonici di S. Salvatore.
Ivi erasi costrutta la chiesa di S. Maria di Benevasio, che, minacciando rovina, fu rifatta
dal conte Gregorio Giovanni Brucco, segretario di Stato e presidente di Finanza nel 1659. Ora è
demolita, ma parte del muro di facciata si vede ancora in un muro perimetrale di una casetta privata,
che verrà demolita quando si prolungherà da via Superga la via Segurana. Ivi si seppellivano
i poveri dell'Ospedale di Carità. La lapide che era nella facciata trovasi nella biblioeca del
Seminario di Torino, e l'iscrizione trascrisse il Claretta nei Marmi scritti della città di Torino
e suoi sobborghi - Tip. Derossi, 1899, pag. 363"
 

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Riecco l'immagine della chiesa dei santi Bino ed Evasio, ripresa da una pubblicazione di una quindicina di anni fa della Circoscrizione 8 (di cui anche Borgo Po faceva parte)

 

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per chiudere la questione allego il deposito di un marchio a nome della zincossido spa di torino (tratto da www.matosto.it) dacui si evince la sede in via martiri della libertà 29, come dicevo precedentemente nello stesso edificio in cui si trova il dustmuseum, e qui si può evincere che:
1) la fabbrica insisteva tra via segurana, via martiri, via cardinal maurizio e corso casale
2) la chiesa e il cimitero: tra via ornato, corso casale, via romani e via verrua
 

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la casa che fa angolo tra via segurana e via martiri, oggi sede del dustmuseum e dello studio livio, era la palazzina uffici e abitazione del proprietario della fabbrica di bianco di zinco venne fatta costruire da demetrio Gualco, così si chiamava, nel 1889. l'azienda a quanto ne so si chiamava Angelo Gualco & Figli
Anzi, secondo alcuni il suo ingresso era esattamente in via Ornato 4..."
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Via Ornato 4 era esattamente dove abitava mio padre da piccolo e da giovane, coi suoi! Gestivano un'osteria con rivendita commestibili.
 

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Nella pianta di borgo Po postata da Ace of Spades, a valle del ponte della Gran Madre si vede sulla sinistra un isolotto



che fine fece? quando scomparve?
 

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Dunque,

definire i SS. Bino ed Evasio una chiesa cimiteriale non è propriamente corretto: per secoli è stata la parrocchiale di borgo Po. Con il passaggio della funzione alla chiesa dei SS. Marco e Leonardo, di la dal ponte, inizia il declino, che si conclude con la costruzione della Gran Madre. Nel 1833 viene sconsacrata ed abbandonata, ma non necessariamente demolita. Il cimitero, utilizzato dall'Ospedale di Carità di via Po è stato istituito un centinaio di anni prima, ma con l'apertura di quello generale di c.so Novara viene abbandonato anch'esso.

Nè Ternavasio, nè Daprà, nè altri, come di consueto, citano le fonti e quindi non è possibile controllare e contestualizzare le loro affermazioni. Daprà scrive in tempi relativamente recenti, probabilmente si tratta di una tesi di laurea, e ciò mi ha fatto supporre che abbia potuto osservare di persona quanto descrive, ma non è detto. Resta il fatto che un tempo la riconversione di edifici civili e religiosi dismessi ad uso era pratica comune e quindi è credibile che parti della chiesa siano rimaste anche dopo la "demolizione".

Molto utile è localizzazione precisa della Bianco Zinco. Osservando sulle planimetrie aeree l'edificio perpendicolare a quello principale qualche dubbio sulla sussistenza di tracce della chiesa rimane. Sarebbe utile ricostruire le vicende alla luce dei passaggi di proprietà dell'edificio a partire dai dalla mappa catastale del Gatti, ma in ogni caso, nei cupi tempi di lockdown, l'accesso agli Archivi è problematico...

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Primi del '900. Chiesa del Redentore e Strada Val S.Martino, con il Rio San Martino ancora da interrare. La casa al centro non esiste più. Fonte Delcampe. (testo di Carlo Politi)
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