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Assolutamente si, confermo l'esistenza del rifugio sotto le Molinette, ma l'ingresso è all'interno dei sotterranei dell'ospedale.
Sono perplesso su un ingresso esterno di questa fattura (ogivale simile ad una garitta) perchè non ho mai avuto occasione di veder fotografie di qusto tipo per i rifugi antiaerei in Torino.
Non dimentichiamo che i rifugi sono mediamente a 12 metri sottoterra, arrivarci con una scala a chiocciola mi sembra strano, ma posso sbagliarmi, forse era un'uscita di emergenza.
 

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Un ingresso di rifugio simile l'avevo visto su un libro dedicato a borgo San Paolo, in un cortile di quella zona.
Se lo ritrovo, lo postero'.
 

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molto bene le foto postate recentemente da Turtu ### mi sembrano mai viste (almeno per me)### la piu' accattivante e' quella di inizio Bramante che si porta dietro inevitabilmente il canonico commentario### si evince (tanto per sorridere) che gia' una volta c'erano gli sfaccendati supervisori dei lavori### parrebbe invece che il baffuto e cappelluto signore in secondo piano potesse essere l'impresario che invece i tempi di lavoro li controllava veramente### Censin e Ace hanno gia' detto tutto sull'ex Ospedale infantile## anche del doppio ingresso da Menabrea e Bramante### ed in effetti il palazzo (che pure qualche valore architettonico lo deve pure avere come le caserme ottocentesche) pare piu' imponente dal retro di Menabrea## sarebbe interessante di contro sapere a quale punto di Dante ere il precedente ospedaletto__

possibile aggiungere qualche piccola bagatella### all'angolo Bramante/Giotto c'e' un bar, il cui antesignano di ottant'anni fa secondo un libro su torino in guerra (forse lo Chevallard) era un attivissimo spaccio di borsa nera## andando verso il Po dovrebbe ancora esserci la sede della prestigiosa Minerva medica### qualche isolato avanti vent'anni fa c'era un piccolo e grazioso villotto pero' spiacevolmente degradato###oggi il solito condominio###possibile fosse qualcosa dell'Enel### infine prima del Po, il supermercato Pam che Censin ricorda essere sorto nel 1965 al posto di una fabbrica distrutta da incendio negli anni 50_

ancora###notevoli le cartoline di Censin al post 31742 ed il relativo confronto con oggi___
Il bar all'angolo di corso Bramante angolo via Giotto ora è diventata una pizzeria con forno a legna, come da pubblicità in buca appena trovata.
 

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Assolutamente si, confermo l'esistenza del rifugio sotto le Molinette, ma l'ingresso è all'interno dei sotterranei dell'ospedale.
Sono perplesso su un ingresso esterno di questa fattura (ogivale simile ad una garitta) perchè non ho mai avuto occasione di veder fotografie di qusto tipo per i rifugi antiaerei in Torino.
Non dimentichiamo che i rifugi sono mediamente a 12 metri sottoterra, arrivarci con una scala a chiocciola mi sembra strano, ma posso sbagliarmi, forse era un'uscita di emergenza.
Alle Molinette ci lavoro e confermo che l'entrata del rifugio antiaereo si trova nei sottopiano, più o meno sotto l'atrio vetrato, chiuso da una parete e una porta di metallo. Si scenda da una scala ampia per far passare strumenti e barelle. Era attrezzata anche una camera operatoria come si vede nel video linkato.
Quella visibile è una comune garitta come si usavano durante la guerra, non può certo nascondere una scala.
 

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Un ingresso di rifugio simile l'avevo visto su un libro dedicato a borgo San Paolo, in un cortile di quella zona.
Se lo ritrovo, lo postero'.
Eccolo! Era nelle case popolari di corso Racconigi angolo corso Peschiera; un po' diverso come fattura, e più grande



come didascalia, la foto è del 1953; quindi all'epoca il rifugio era stato già sigillato.
 

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Il libro da cui è tratta la foto cita anche alcuni particolari costruttivi dei rifugi:
gli ingressi erano quattro, ognuno munito di una doppia rampa di scale; l'entrata avveniva attraverso cinque rampe intervallate dai pianerottoli e sfalsate tra loro, Il rifugio era dotato di 3 gallerie larghe circa 4 mt., ognuna delle quali aveva tre file di panche, due a ridosso delle pareti e una centrale. I servizi igienici erano 14 per parte, 6 gabinetti con porte e 8 orinatoi.La lunghezza complessiva delle gallerie era di 24,30 mt.
 

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Una considerazione: oggi noi ci lamentiamo per la "nuova normalità" cui la pandemia ci ha costretto; 80 anni fa, però, i nostri padri e nonni dovettero adattarsi a una nuova normalità ben più dura: gli allarmi aerei, con le sirene che squarciavano il silenzio in piena notte, vestirsi alla bell'e meglio con qualcosa sul pigiama (molti preferivano dormire vestiti), di corsa al rifugio più vicino, in ogni stagione e con ogni tempo; rimanervi fino al cessato allarme, pregando e supplicando i santi protettori che la casa venisse risparmiata, visto che, nel caso venisse "centrata"; non sempre i rifugi resistevano, a volte crollavano le scale o si bloccava l'ingresso del rifugio, dovendo rimanervi intrappolati per chissà quanto tempo.
Anche allora, molte attività vennero interrotte, caffè e ristoranti dovettero chiudere anticipatamente, la maggior parte delle produzioni industriali non finalizzate allo sforzo bellico dovettero cessare; la Cassa Integrazione nacque proprio allora, per venire incontro agli operai che si vedevano ridurre in tutto o in parte il lavoro.
A subire i maggiori danni dai bombardamenti erano i vetri di porte e finestre esterne; si consigliava di bordarle con carta adesiva (cosa vista anche in televisione durante la guerra nell'ex Jugoslavia degli anni '90); ai problemi dell'oscuramento avevo già accennato, non il più piccolo barlume di luce doveva filtrare...
Fu una nuova normalità durata 5 lunghi anni; nel 1942 - 1943 con l'intensificarsi dei bombardamenti le vittime non si contavano più, i cadaveri venivano esposti all'esterno delle Molinette e di altri ospedali per il riconoscimento.
Su un quaderno in cui uno tenne la contabilità delle incursioni, al termine delle stesse nel 1945 scrisse: "Era ora!"
 

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___ai forumer non e' sicuramente sfuggito il bel libro di alcuni anni fa "Rifugi antiaerei di Torino" pluriautoriale dell'editore Persiani ### stranamente un editore di Bologna per un libro su Torino ### il che non depone a favore dell'editoria di questa citta' ### o magari ci sono ragioni che non conosciamo ### e' una piccola, ma esaustiva enciclopedia sull'argomento in questione ### c'e' (guarda caso) anche la foto dei rinforzi in sacchi di sabbia postata tempo fa da Modestino ### con il fantasioso e inconsueto (per non usare altri aggettivi) sfondo del manifesto "Corsica terra Italiana_

__manca solo una piantina di Torino con la localizzazione dei rifugi conosciuti ### probabilmente col tempo tra archivi distrutti ed incuria si e' perduta memoria della totalita' ### qualcuno potrebbe essere ancora sotterrato chissa' dove_
il libro conferma l'ipotesi di Ace che le garitte erano rifugi individuali attrezzati per una o due o tre persone che per qualche motivo dovevano restare in superficie ### in qualche caso (come corso Bramante) potevano essere una protezione per uscite di sicurezza__

___il libro (tanto per dire) riporta anche l'etimo di garitta dal tedesco garir_

***bravi autori ed editore ### chissa' che non vogliano rimettersi al lavoro e fare loro (dopo doverosa ricerca di mercato e finanziatori) il libro-raccolta delle piu' significative e leggibili cartine urbane di Torino, di cui molti sentono il bisogno ### cosa che peraltro dovrebbe fare il Comune tramite l'Archivio storico e Museotorino_


### grassetto sempre opinione del programma ###
 

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Come è noto, Roma come capitale e sede papale venne risparmiata dai bombardamenti fino alla primavera del 1943; questo suscitava l'invidia delle altre città, specie al Nord Torino e Milano, per i molti obiettivi industriali; per questo comparvero sui muri delle due città scritte come :"Inglesi, andate a bombardare anche Roma;"
 

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questa è la garitta di guardia che era a Caselle nella zona Filatoio nuovo dove si trovavano diversi stabilimenti. la somiglianza è notevole
743006
 

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Non erano propriamente garitte di guardia, erano rifugi anti bomba che potevano ospitare un numero limitato di persone (max 4).
Ovviamente non avevano la stessa efficacia dei rifugi sotterranei ma potevano essere una valida alternativa per chi non poteva raggiungerli.
Notare che in origine erano dotati anche di una porta corazzata in metallo che veniva chiusa al momento dell’allarme.
Erano solitamente collocate in prossimità di luoghi “sensibili” (caserme, aeroporti, palazzi di comando) e venivano utilizzati da chi era adibito alla loro sorveglianza (che probabilmente li usavano anche quando non c’erano allarmi aerei e dunque, in qualche modo, venivano paragoni alle garitte “classiche”)
 

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In effetti, uno dei problemi di quel periodo era di essere sorpresi da un allarme, anche diurno, fuori casa, per strada, in zone magari sconosciute, e dover cercare di corsa un rifugio; quelli pubblici erano contraddistinti dalla classica R dipinta con vernice bianca sul muro (tuttora visibile in molti casi).
I più sicuri erano i rifugi collinari, come quello all'ingresso di villa San Severino (attuale parco Leopardi), tuttora visibile anche se murato; ma difficilmente raggiungibili in situazioni di emergenza, tanto più di notte col buio dell'oscuramento
 

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Per chi la guerra la visse, fu un ricordo indelebile! Sono nato a fine anni '40, quindi quando gia' era finita; ma da bambino e da ragazzino, quando volevo fare il difficile o il viziato, dai miei mi sentivo dire: "Dovevi esserci durante la guerra, allora vedevi!"
 

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Dall'Almanacco Piemontese del 2021, appena uscito, in copertina questa strana sidecar 4 posti del 1916, nello stabilmento che la costruiva, la FIS in corso Principe Oddone 58



non avevo mai vista una sidecar da 4 posti ! Sempre le vidi da un posto solo!
Le sidecar (dall'inglese "carrozzella laterale") ebbero in passato una certa diffusione, prima del boom automobilistico; l'aveva un coinquilino nei primi anni '50. Passarono poi di moda appunto con la diffusione dell'automobile. Risultavano ancora in costruzione negli anni 80 nell'ex Unione Sovietica..
Da noi in dialetto era chiamata "motogorbèla", per via della gorbèla (cesto) cioè del carrozzino laterale.
 

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Sempre dal nuovo Alnamacco: bella immagine della monorotaia di Italia 61, fotografata in primo piano



notare sul davanti il belvedere - salottino, mentre la cabina di guida era ubicata in alto; soluzione "copiata" forse dal Settebello delle FS.
Notare anche, sul bordo della "rotaia", una delle due strisce, sostenuta da isolatori in porcellana, di alimentazione elettrica; erano due per parte, con le due polarità + e -, su cui scorrevano i "pattini" adduttori della corrente ai motori. Una soluzione simile a quella adottata per l'attuale metropolitana su gomma, con le due strisce allogate nei bordi delle rotale. Diversa però la tensione di alimentazione, 1200 V per la monorotaia contro i 750 V della metro.
 
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