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Sempre dal nuovo Almanacco: foto panoramica dell'esposizione di Italia 61, ripresa da Sud, forse da uno dei palazzi di via Ventimiglia



Notare in primo piano l'edificio circolare del Circarama; sullo sfondo si vede passare il convoglio della nomorotaia.
 

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Una curiosità appresa dal nuovo Almanacco: la via Barbaroux è intitolata allo statista Giuseppe Barbaroux (1772 - 1843), che abitò appunto nella via al civico 29; il particolare macabro è che si suicidò in quella casa, defenestrandosi e morendo sul colpo, il 11/5/1843. La via gli venne intitolata nel 1860.
 

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In "Torino Storia" del maggio scorso un articolo parla dell'esposizione al Valentino del razzo sovietico Vostok, che portò nello spazio il primo astronauta Gagarin e gli altri astronauti russi; lo vediamo in queste foto







 

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L'esposizione, che ricordo personalmente molto bene, era avvenuta nel giugno 1968, nell'ambito del Salone Internazionale dell'Aeronautica e dello spazio, rassegna tenutasi dal 1964 al 1971 a Torino Esposizioni.
Come si vede dalle foto, il razzo era stato posizionato nel viale Boiardo, tra la "rotonda" di To Esposizioni, il roseto e il giardino roccioso.
Il trasporto ed esposizione dell'ingombrante missile al Salone pare fosse stato voluto personalmente dal premier Breznev, preoccupato per i progressi spaziali della rivale USA, che, partita in ritardo col programma spaziale, aveva presto recuperato il tempo perso, sorpassando i sovietici ed avviandosi trionfalmente alla conquista della Luna, avvenuta l'anno successivo, grazie soprattutto alla tecnologia elettronica e informatica, rivelatasi essenziale per le delicate operazioni di allunaggio e ripartenza verso la Terra, tecnologia di cui gli americani avevano indiscusso monopolio. Breznev voleva appunto rinverdire il ricordo delle esplorazioni spaziali sovietiche, di cui l'URSS aveva comunque il primato.
L'esposizione fu accompagnata da una propaganda delle opere e manufatti sovietici; in particolare, vi fu la vendita a prezzi d'occasione in molti negozi di ottica di fotocamere e binocoli di produzione sovietica (un binocolo, acquistato per l'occasione, è ancora in mio possesso); insomma, una "vetrina" dell'URSS in un paese occidentale.
 

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Dopo quel Salone del 1968, un'altra occasione per i sovietici di presentarsi a Torino fu nell'autunno 1979, con la "Settimana sovietica a Torino", patrocinata dall'allora giunta di sinistra guidata da Diego Novelli; esposizione tenutasi al Palazzo del Lavoro di Italia 61, allora ancora in piena efficienza.
Particolare curioso: la visitai con un conoscente, il quale, con uno degli espositori russi, si provò a parlare nella sua lingua, con le poche frasi imparate da un dizionarietto turistico tascabile.....con risultati esilaranti!
 

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# mancando foto nuove (o quantomeno riesumate tra quelle scomparse dal pregresso per disdicevoli problemi infocommerciali) da sviscerare, bisognera' accontentarsi di qualche pistolotto # anni fa su Torino sette (non so ora) c'era la deliziosa rubrichetta "Un uomo all'angolo", in cui Luca Morino (che mi sembra fosse piu' che altro un musicista) ogni volta visionava un incrocio stradale di questa citta' # non sperduti e quindi facilmente riconosciuti o riconoscibili dai lettori # ne uscivano delicati e godibili bozzetti tutti pero' virati all'attuale # si potrebbe tentare di fare la stessa cosa riferita al passato.
# tanto per dire, rimanendo ancora un momento in zona Molinette-Bramante, distante un isolato dal corso, c' e' l'incrocio Menabrea-Giotto che piu' anonimo non si puo' # tuttavia, con l'aiuto fondamentale di Censin, si riesce a ricostruire un piccolo segmento di storia minimale.
# in senso orario partendo dall'angolo sudovest si staglia il retro imponente dell'ex Ospedale infantile, oggetto della disamina di qualche post fa e da ricordare per chissa' quante vicende di dolore e anche morte # a nordovest c' e' uno spigolo della Microtecnica che con un link (si puo' dire cosi' ???) ci rimanda al piu' importante corpo principale che fu centro importante della Resistenza (scioperi temerari ed una radio clandestina) # a nordest il centro fitness che ci ha ricordato Censin e precedentemente fabbrica di non sappiamo che ramo # infine a sudest un piccolo grazioso condominio (neanche sgraziato) al cui posto negli anni 90 c'era un fabbricato (probabilmente la ex palazzina uffici della fabbrica prospiciente) occupata da uno dei tanti pezzi Telecom sparsi per la citta' ( ora drasticamente ridotti) ed ancor prima dichiarata distrutta dalla Paravia 1957.
 

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Da un "Torino Storia": foto di un cinema parrocchiale durante la proiezione pomeridiana, anni '50 o '60






I cinema parrocchiali costituivano un'importante punto di aggregazione in quei decenni, specie al pomeriggio per ragazzi e adolescenti. Per film di durata normale (sulle 2 ore circa) le proiezioni pomeridiane erano di solito due, la prima alle 14 - 14,30, la seconda alle 16 - 16,30.
Dalla proiezione esclusiva di film per famiglie, molti cine parrocchiali passarono negli anni '70 a pellicole più "impegnate" o circuiti d'essai (ad es. il cine "Cuore", che ho ben conosciuto). Cominciò poi una lenta decadenza, accentuatasi dopo il 1983 per l"effetto Statuto", quando il rogo dell'omonimo cinema da una parte aveva suscitato in molti la paura di andare al cine, dall'altra per le rigide norme di sicurezza statuite successivamente, cui non tutte le sale, in particolare le parrocchiali, potevano adeguarsi. Oggi la maggior parte ha chiuso i battenti (come il già ricordato "Cuore").
Pensare che il cinema suddetto, in origine situato nel sotterraneo della chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, nel 1962 era stato spostato in un attiguo salone e rifatto ex novo con criteri allora moderni....ora è tutto abbandonato!
 

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Dall'Amanacco Piemontese di Dicembre: anno 1952: un banco del pesce al mercato di Porta Palazzo



notare le bilance, di tipo ormai antiquato e pressochè scomparse.
 

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Dall'Almanacco Piemontese del 2021: anno 1927: uno dei primi posteggi di taxi dotato di telefono a colonnina per le chiamate, in piazza Borromini



stando alla didascalia della foto, il numero da comporre per chiamare la colonnina era il 5730; numero tuttora esistente per l'attuale servizio di radiotaxi con "centralina di comando" per la ricerca sul territorio (servizio che, ben lo ricordo, prese l'avvio nel 1967).
 

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Ora le foto compaiono normalmente!
Per quanto riguarda ancora i cine parrocchiali, le proiezioni pomeridiane erano normalmente solo la domenica è festivi; gli altri giorni solo quella serale o notturna (non sempre).
Un altro cine parrocchiale che conobbi, nel 1956, il "Baretti", annesso alla parrocchia di Ss. Pietro e Paolo; vi vidi coi miei "Il piccolo fuggitivo", storia di un bimbo che si perdeva nella spiaggia e luna park newyorkese di Coney Island.
Ora mi pare trasformato in teatro.
 

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Dall'Almanacco Piemontese del 2021: anno 1927: uno dei primi posteggi di taxi dotato di telefono a colonnina per le chiamate, in piazza Borromini



stando alla didascalia della foto, il numero da comporre per chiamare la colonnina era il 5730; numero tuttora esistente per l'attuale servizio di radiotaxi con "centralina di comando" per la ricerca sul territorio (servizio che, ben lo ricordo, prese l'avvio nel 1967).
ne avevamo già parlato,se non ricordo male la foto è di Milano
 

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Così si presentava la facciata di Porta Nuova all'inizio del 1941, dopo la rimozione della tettoia in ferro per il recupero del metallo a scopo bellico



La facciata, privata del "sostegno" della tettoia, ne risentì presto nella sua stabilità; per questo il primo intervento di ristrutturazione della stazione, nel 1946, riguardò il rifacimento dell'atrio con la sostituzione della copertura metallica, subito scartata come ricostruzione, con l'attuale volta a botte in cemento.
Certo che con la recente ristrutturazione avrebbero potuto......vabbè....
 

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Certo che con la recente ristrutturazione avrebbero potuto......vabbè....
Quando nel dopoguerra si trattò di ricostruire Porta Nuova, prevalse l' intento, anziché della ricostruzione "come era", di ricostruirla con le pensiline in cemento, sul modello di Firenze Santa Maria Novella, nata negli anni '30; infatti, arrivando in treno a Firenze, sembra proprio di arrivare a Porta Nuova!
 

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Va anche detto che Roma Termini, che assieme a Milano Centrale era riuscita a "salvare" le tettoie metalliche, nel dopoguerra venne rasa al suolo e ricostruita nel nuovo stile, sempre con le pensiline anche se leggermente differenti da quelli di PN.
Di tettoie metalliche rimangono solo quelle di Milano C.le.
 

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L'ultima delle grandi stazioni a venire completamente demolita e ricostruita ex novo con pensiline in cemento fu Napoli Centrale, nei primi anni 60.
 

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Se Porta Nuova, pur con tutte le ristrutturazioni interne subite nel tempo, ha sempre conservato facciata e muri perimetrali, è perché è vincolata dalla Soprintendenza ai Monumenti; altrimenti, avrebbe fatto la fine delle "consorelle", romana, napoletana e, prima ancora, fiorentina: completamente abbattuta e ricostruita in stile "moderno" (ora che ci penso stessa sorte toccata a Venezia Santa Lucia).
 
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